I green jobs di Obama: quando la buona volontà non basta.

I green jobs sono stati la grande promessa elettorale di Obama. Il ragionamento proposto dall’allora candidato era semplice: investire in energie pulite crea ricchezza, lavoro, benessere e recide una volta per tutte la dipendenza statunitense dall’estero sul fronte energetico. Prospettive allettanti che hanno fatto breccia nel cuore degli americani. “Investiremo 15 miliardi di dollari all’anno nel prossimo decennio in energie rinnovabili, creando cinque milioni di nuovi posti di lavoro verdi che pagheranno bene, non potranno essere esternalizzati e contribuiranno a porre fine alla nostra dipendenza dal petrolio straniero” discorso alla radio il 1 ° novembre 2008. Quasi quattro anni più tardi la disoccupazione ha superato l’8 per cento per 41 mesi consecutivi, determinando la peggior situazione lavorativa da quando il Bureau of Labor Statistics ha iniziato a misurarla. Questo è un dato che incide assai negativamente sulle possibilità di una rielezione del Presidente. Ma ciò che qui rileva è analizzare l’esito dei suoi green jobs.

Il DOE, Department of Energy, ha investito 34,7 miliardi dollari e ha lanciato quasi 60.000 posti di lavoro: $ 578.333 per ogni posizione. Secondo il Bureau of Economic Analysis, datori di lavoro privati corrispondono ai lavoratori, in media, $ 62.757 all’anno. Così, l’amministrazione Obama crea posti di lavoro in numero esiguo ed al 922% del costo del privato. Le cose purtroppo non vanno meglio se si osservano le aziende finanziate con ingenti quantità di denaro pubblico. Abound Solar ha speso 70 dei suoi 400 milioni di dollari messi a disposizione dal Doe. L’azienda, con sede a Loveland, Colorado, il 2 luglio ha imboccato la via del “chapter 7” per la liquidazione e ed è pronta licenziare i suoi 125 dipendenti. Solar Trust ha previsto il più grande impianto ad energia solare del mondo. Il DOE ha offerto 2,1 miliardi dollari di garanzia dei prestiti nel mese di aprile 2011. Il segretario degli Interni Ken Salazar si è recato nella sede della società a Blythe, California, e ha salutato “un momento storico in una nuova frontiera degli Stati Uniti.” Solar Trust ha presentato il Chapter 11 il 2 aprile. Energy Conversion Devices, ha ricevuto 13,3 milioni dollari di garanzia sul credito nel mese di gennaio 2010 per aggiornare il proprio stabilimento di Auburn Hills, Michigan, e per assumere circa 600 persone. Anche in questo caso, l’epilogo è stato purtroppo il chapter 11. Ener1 ha ricevuto 118,5 milioni di dollari dal DOE nel mese di agosto 2009. Il Vice Presidente Joe Biden si è recato a Greenfield, Ind., sede dell’azienda il 26 gennaio 2011, sostenendo che l’azienda avrebbe avuto l’importanza di Edison. Esattamente un anno dopo, Ener1 presentava il Chapter 11. Solyndra, il più famoso fallimento del piano di green energy di Obama, ha presentato istanza di fallimento il 31 agosto 2011. Per la fabbricazione di suoi pannelli solari ha ricevuto 535 milioni in garanzie sui prestiti – il primo intervento del DOE in virtù del piano di Obama. La fine di Solyndra si è dimostrata tutt’altro che verde. La KCBS-TV di San Francisco ha riferito in aprile, l’impianto di Solyndra a Milpitas, California, dispone di fusti metallici classificati come “rifiuti pericolosi”. Cadmio, piombo, sostanze chimiche non identificate nere, e altre sostanze tossiche infestano gli impianti. L’elenco delle aziende beneficiarie degli interventi del DOE e poi fallite purtroppo continua: Aptera Motors (150 milioni); Massachusetts-based Beacon Power Corp. (43 milioni) ; SpectraWatt, Raser Technologies e Mountain Plaza, Inc. che hanno complessivamente bruciato 3,4 miliardi di dollari pubblici.

Il National Renewable Energy Laboratory, ha rivelato che finora, il programma verde di Obama sui posti di lavoro è stato fortemente deludente, con un totale massimo stimato di 225.000 posti di lavoro diretti e indiretti creati nel periodo 2009-2011. Va sottolineato che questa è un’analisi “amichevole” poiché il National Renewable Energy Laboratory è un’agenzia della stessa amministrazione Obama. Tuttavia, un osservatore più neutrale, Investor’s Business Daily,ha fatto la propria analisi del rapporto, ed ha considerato pretestuose le figure identificate come posti di lavoro indirettamente creati, concludendo che l’intero programma di posti di lavoro verdi è stato un disastro avendo generato unicamente 910 posti di lavoro diretti.

Ma a colpire negativamente gli analisti non è solo l’incredibile serie di cattivi investimenti ed il costo esorbitante di ogni posto di lavoro creato, ma anche i beneficiari di questi green jobs: le donne ne sembrano sistematicamente escluse. “Mentre il pacchetto di stimoli economici del presidente Barack Obama ha stanziato 4,2 miliardi per la creazione di posti di lavoro verdi, un po’ di preoccupazione suscita il fatto che le donne non hanno pari accesso a posizioni tradizionalmente dominate dagli uomini”. Fonte: Medill Reports Washington Il sito del Dipartimento del Lavoro mantiene un elenco di professioni tradizionalmente a scarsa presenza femminile. Da questo elenco emerge che le donne sono tristemente sotto rappresentate nei settori che hanno beneficiato degli stimoli di Obama. Linda Hirshman ha denunciato questa situazione nel suo articolo “Dove sono i nuovi lavori per le donne?” apparso sul New York Times nel dicembre 2008. La Hirshman sottolineava come il programma di stimolo avrebbe fornito posti di lavoro per gli quasi soltanto per uomini, perché, ad esempio i progetti di costruzione di impianti ed infrastrutture generano posizioni lavorative in settori come quello edile, dove le donne rappresentano solo il 9% della forza lavoro. Ben la metà dei nuovi posti di lavoro previsti sono nell’ingegneria edile, un campo che vede solo il 12% donne, o nelle professioni fortemente maschili di diritto, di consulenza ed in altri settori tradizionalmente maschili come l’industria manifatturiera, l’agricoltura e la silvicoltura.

E’ apprezzabile lo sforzo dell’amministrazione Obama nei confronti dell’ambiente, tuttavia, la sorprendente serie di fallimenti collezionati, ha convinto la stampa americana che dietro alle promesse di Obama vi fosse più propaganda che autentici piani industriali. La sensibilità ambientale che muove un’operazione non autorizza a disinteressarsi ad una progettazione economica sana ed efficace. La superficialità di questo piano di stimoli ha come conseguenza un consistente sperpero di danaro pubblico americano, ma non solo. Il rischio nascosto in questo progetto così ampiamente spettacolarizzato ed altrettanto clamorosamente fallito è che ingeneri nell’opinione pubblica la convinzione che le esigenze dell’industria e quelle dell’ecosotenibilità siano incompatibili o, peggio, che il green business sia un cattivo affare.

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